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L’esistenza di questa rivista trova le sue radici nella storia delle due associazioni culturali torinesi “Romano Guardini” e “Augusto Del Noce e delle persone che ad esse hanno dato la vita. Le loro esperienze fanno parte del patrimonio della vita culturale di Torino negli ultimi decenni. Promuovendo questo progetto l’Associazione “Augusto Del Noce” vuole offrire la possibilità di scrivere a quanti sono desiderosi di esprimere le loro idee ma che, per una costitutiva inadeguatezza anche delle democrazie, non hanno accesso ai grandi strumenti che permettono di farlo. La rivista Ethos è nata come un contributo alla nostra città e un atto di passione verso il suo attuale travaglio, che è sì certamente economico ma soprattutto culturale. C’è un difetto di theoria e un eccesso di prassi disancorata da una riflessione seria e a lungo termine. Theoria e non ideologia. Il rischio, infatti, in una città come la nostra lungamente dominata da una cultura pratica e livellatrice, è lo spaesamento che induce a isolare le singole questioni illudendosi di affrontarle in forma esclusivamente tecnica. Stiamo assistendo a un’immagine storica di Torino che tramonta e noi vorremmo ciò fosse nello spirito in cui il filosofo antico affermava: “corruptio unius est generatio alterius”, ogni processo di disgregazione è un processo generativo di altro di nuovo. Sappiamo però che a differenza e oltre a ciò che avviene in “natura”, qui sono in gioco la liberetà e la volontà dei singoli e dell’intera comunità. La consapevolezza deve elevarsi al nostro tempo in generale, che conosce la sofferenza di mutamenti storici globali. Non si pretende, naturalmente, di offrire delle soluzioni, ma più modestamente vogliamo contribuire a elevare il grado di attenzione, a tenere aperto il problema a un livello più spirituale. Il rischio maggiore che stiamo correndo, a nostro parere, deriva da un senso generale di smarrimento del valore comunitario. Dottrine e tendenze individualiste non riescono a dare sufficiente ragione a migliaia o milioni di persone di vivere insieme in una dimensione non casuale e non imposta, ma voluta. Il senso della comunità è stravolto dalla mancanza di continuità della memoria storica, sempre soggetta a secolari polemiche autolesioniste, e da falsi universalismi che sono l’effetto dell’odierno dominio mediatico. Poco più di dieci anni fa l’Italia ha conosciuto una grande stagione di partecipazione politica: bisogna conservare il valore di quella svolta. Questa rivista si intitola Ethos perché intende accentuare il significato etico, cioè universale e non particolare, dell’appartenenza del cittadino alla propria comunità. Finita la cultura della “guerra civile” che ha spadroneggiato nella nostra città per cinquant’anni, monopolizzando ogni manifestazione di pensiero, o tempo di rivendicare il senso vero della comunità, quel bene comune che viene prima dell’interesse individuale e di gruppo, ma che non si alimenta della mortificazione del singolo. Del resto l’attuale dibattito politico ci richiama esattamente a questo. Intendiamo ospitare, nello spirito di libertà che intendiamo custodire, dei contributi volti a cercare il valore universale del concetto di politica, valore che non sacrifica certo la differenza e il contrasto anche aspro, anzi, nella differenza vede sempre più alta ragione di realizzazione dell’”ut unum sint”.
Ethos |


